Ana ci ha detto di seguirla
Non sapevamo dove stessimo andando. E non abbiamo fatto domande.
Era il terzo giorno, il mare era piatto come un tavolo e la lezione di surf era saltata. Eravamo in otto seduti sul muretto davanti alla surf house, con la faccia di chi non sa cosa fare di una giornata libera.
Ana, la signora che ogni mattina ci vendeva il pane, è passata con la bicicletta, ci ha guardato e ha detto solo: «Venite». Non sapevamo dove stessimo andando. E non abbiamo fatto domande.
Non sapevamo dove stessimo andando. E non abbiamo fatto domande.
Quaranta minuti dopo eravamo nel cortile di suo cugino, davanti a una griglia enorme di sardine, con un nonno che ci spiegava il calcio portoghese a gesti e una bambina che ci correggeva la pronuncia di «obrigado».
Siamo tornati alla surf house alle undici di sera. Il giorno dopo il mare era perfetto, ma nessuno di noi ha parlato delle onde. Parlavamo tutti di Ana.
Gaia
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Questa storia è successa in «Portogallo, la prima onda». Le storie non si programmano, ma il viaggio sì: una settimana di surf per chi non è mai salito su una tavola (e per chi ci è caduto parecchio).
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